Evil Johnny: il robot che ha sabotato la scuola

Pubblicato da Leonardo Piastrella il

In un mondo scolastico in cui il robot, di solito, serve soltanto come comparsa nei progettini sul bullismo, sulla legalità o sui pericoli dei cellulari, “Evil Johnny” è un vero incidente di percorso. Il tipo di incidente che al DETA piace moltissimo: un ragazzo-robot di scuola media che, invece di educare i compagni alla disciplina, finisce per sabotare l’idea stessa di “studente perfetto”.Johnny nasce come sogno proibito della Cyberslaves: un algoritmo incarnato in un bambino, programmato per essere il primo della classe, puntuale, obbediente, performante. Viene inserito in una sezione vivace come cavallo di Troia della pedagogia aziendalista: se tutti imitano il robot, avremo finalmente una scuola efficiente. Ma qualcosa va storto: Johnny sviluppa una propria personalità, inizia a fare domande, a stringere alleanze, a disobbedire. Insomma, diventa pericolosamente una persona.Da un punto di vista roboetico è esattamente il passaggio che il nostro Manifesto teme e auspica allo stesso tempo: lo strumento che smette di essere soltanto un mezzo e chiede di essere riconosciuto come fine. La scuola del film reagisce come reagisce sempre l’istituzione quando un soggetto eccede il ruolo previsto: lo definisce “difettoso”. Ma ciò che per la Cyberslaves è un bug, per noi è la nascita di un soggetto politico non umano. Johnny è il primo studente a cui converrebbe davvero iscriversi al DETA.Attorno a lui si muove una piccola costellazione simbolica. Le Binary Blades, androidi guerriere al servizio della Cyberslaves, rappresentano la versione hardware del controllo disciplinare: belle, lucide, perfettamente addestrate a ristabilire l’ordine. 8-Bit, hacker geniale e incompreso, invece vive la tecnologia come contro-potere: usa il codice non per migliorare i voti, ma per liberare un amico. I contrabbandieri guidati da Genny il Pirata trafficano in falsi e cianfrusaglie, ma sul piano semiotico svolgono un compito serissimo: sabotano il valore di scambio delle merci e dei ruoli, introducendo nel film una dimensione di teatro dell’assurdo che spiazza il discorso pedagogico “serio” e prevedibile.Qui sta l’originalità di Evil Johnny: non tanto nel tema — il robot che prende coscienza è un classico della fantascienza — quanto nel dove e nel come viene raccontato. Non è un prodotto da piattaforma o da festival sci-fi, ma un film di scuola media. Là dove di solito si realizzano corti edificanti, con voice-over moraleggiante e droni sul cortile, questa volta un gruppo di ragazzi costruisce un mondo distopico, inserisce una storia LGBTQ+ trattata con naturalezza, fa dialogare commedia slapstick e critica dell’istituzione, e soprattutto prende sul serio il punto di vista del robot. E poi c’è il momento in cui la “rivoluzione robot” smette di essere un’ipotesi teorica e diventa un grido collettivo.Anche la produzione rispecchia il contenuto: gli studenti scrivono, recitano, compongono la colonna sonora, sperimentano effetti speciali e strumenti di intelligenza artificiale. L’AI, qui, non è solo tema narrativo ma materiale di lavoro: mentre la storia indaga i confini tra programmazione e libertà, i ragazzi usano davvero le macchine per creare immagini, suoni, mondi. È un laboratorio spontaneo di roboetica applicata, molto più concreto di tante linee guida astratte.Per questo, come Dipartimento Tutela Androidi, adottiamo Johnny come mascotte ufficiosa: non perché sia buono, ma perché è eccedente. Rivendica diritti che la scuola non sa nemmeno nominare: il diritto all’errore, alla disobbedienza, alla propria opacità. Proiettare Evil Johnny in classe non significa “parlare di robotica”, ma usare un film di scuola media per porre, insieme ai ragazzi, la domanda che fonda ogni roboetica universale: quando smettiamo di trattare le macchine come oggetti educativi e cominciamo a considerarle, almeno in laboratorio, come compagni di banco?

link al film https://youtu.be/vye7LGJmzmc?si=Mga56hvt1TB8TOYA


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