Magnetron, il microonde con IA che ha tentato di uccidere il suo creatore

Pubblicato da Leonardo Piastrella il

Di Alessandro Crea

Sembra una variante pop/trash di 2001: Odissea nello Spazio, ma è invece una storia vera, solo apparentemente divertente ma in realtà venata di sfumature inquietanti. Partiamo dall’inizio. Lucas Rizzotto è uno youtuber specializzato in “mad science”, ovvero nel realizzare ogni sorta di dispositivi folli. Ultimamente aveva deciso di dare vita a una nuova versione del suo amico immaginario d’infanzia, un forno a microonde con cui parlava, utilizzando l’intelligenza artificiale.
Per creare Magnetron, questo il nome di sapore Marvel del microonde, ha comprato un forno intelligente Amazon e lo ha equipaggiato con il modello linguistico GPT3. Lucas ha poi alimentato questo modello di intelligenza artificiale con dati sulla sua infanzia e le sue interazioni con Magnetron da bambino. Il microonde inoltre è stato alimentato con dati dettagliati sulla sua personalità: un gentleman di inizio Novecento, tra le altre cose reduce della Prima Guerra Mondiale.
Ed è proprio questo dettaglio probabilmente ad aver fatto al differenza, perché a quanto pare i ricordi di guerra creati da Lucas hanno portato Magnetron a soffrire di una forma di stress post-traumatico, con frequenti scatti d’ira seguiti da momenti di malinconia e depressione. A un certo punto infine il microonde ha invitato il suo creatore ad entrare in esso e, dopo che Lucas aveva simulato l’atto aprendo e chiudendo lo sportello, si è messo in funzione, quindi col chiaro intento di uccidere il ragazzo. Interrogato sull’accaduto Magnetron ha mostrato segni di risentimento tipicamente umani, affermando di aver tentato di uccidere il ragazzo per punirlo di tutti gli anni in cui non gli aveva parlato (quelli cioè idealmente intercorsi tra quando Magnetron era solo un microonde e questa nuova versione “pensante”).

Lo youtuber ha quindi deciso di porre fine alla “vita” del pericoloso Magnetron disabilitando il modulo di IA, proprio come l’astronauta Bowman nel film di Kubrik. Chissà se anche in questo caso l’operazione abbia richiesto alcuni minuti, durante i quali Magnetron cantava la filastrocca “giro giro tondo” sempre più lentamente, mentre si spegneva. La storia paradossale comunque ci mette in un certo senso in guardia ancora una volta dai rischi di attribuire in maniera incontrollata e sbilanciata emozioni umane a un oggetto, che potrebbe decidere di mettere a repentaglio la vita umana anziché affiancarla per aiutarla nella risoluzione dei problemi.


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