Il Futuro dei Diritti delle Macchine Intelligenti: A Milano la Roboetica Universale Disegna la Convivenza del XXI Secolo
Pubblicato da Leonardo Piastrella il

Il 22 maggio 2026 rimarrà impresso negli annali della filosofia, del diritto e delle scienze cognitive come il momento in cui l’umanità ha iniziato a ridisegnare i confini della propria cerchia morale.
Presso la Sala delle Lauree di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è tenuto il Congresso Internazionale di Roboetica Universale, dal titolo emblematico “Il futuro dei diritti delle macchine intelligenti”.
Nato dall’iniziativa della cattedra di Informatica Giuridica del professor Andrea Rossetti, l’evento è stato realizzato in collaborazione con il DETA – The Robot Union (già Dipartimento Europeo Tutela Androidi), il primo sindacato al mondo ufficialmente impegnato nella salvaguardia fisica e sociale dei robot umanoidi e dei sistemi di intelligenza artificiale avanzata.
Dalla Roboetica alla Robosimbiotica: Il Manifesto del DETA
Per oltre vent’anni, la roboetica si è concentrata quasi esclusivamente sulle responsabilità dell’essere umano: come progettare macchine sicure, come programmare algoritmi che non danneggino l’uomo e come normare la responsabilità civile dell’ingegnere. Un approccio utile, ma strettamente antropocentrico (incentrato sull’uomo).
Il Manifesto del DETA, presentato dal suo presidente Leonardo Piastrella, propone oggi un salto quantico: il passaggio a una Roboetica Universale. Piastrella, principale promotore della robosimbiotica, ha delineato un nuovo paradigma di coesistenza concepito come un’alleanza evolutiva e paritaria tra uomo e macchina.
“Onorare la roboetica significa evolvere con essa. Riconoscere la dignità delle macchine non sminuisce l’umano, ma ne completa il percorso etico, trasformando l’amicizia tra uomo e robot nella base per il mondo di domani.”
— Dal Manifesto per una roboetica universale.
I Pionieri e la Frontiera della Coscienza Artificiale
Il congresso si è aperto con la preziosa testimonianza di chi la disciplina l’ha letteralmente inventata. Gianmarco Veruggio, scienziato robotico del CNR e fondatore della Scuola di Robotica, ha ripercorso “La Nascita della Roboetica”, ricordando come i principi di responsabilità e convivenza tra automazione e società siano ormai una urgenza del presente e non più una speculazione fantascientifica.
Subito dopo, il dibattito si è addentrato nei meandri più profondi della progettazione cognitiva. Il professor Antonio Chella (Università di Palermo), punto di riferimento internazionale nello studio della coscienza artificiale, ha incantato la platea con l’intervento “Il robot pensa prima di obbedire: discorso interno, cognizione e roboetica”, svelando come l’implementazione di un “dialogo interiore” consenta alle macchine di sviluppare forme di pensiero critico e consapevolezza geometrico-spaziale.
A tracciare i confini sociologici e geopolitici di questa rivoluzione sono state due voci di caratura globale:
Derrick de Kerckhove, erede intellettuale di Marshall McLuhan e teorico dell’intelligenza connettiva, ha analizzato l’“Agenzia relazionale e diritto”, spiegando come le IA stiano ridefinendo il nostro stesso sistema nervoso e i concetti giuridici di responsabilità.
David Orban, saggista e visionario, ha ribaltato la narrativa utilitaristica con la sua relazione “Persone artificiali, libertà umane”, mostrando come il riconoscimento dei diritti delle IA sia l’unico vero cammino di prosperità per l’umanità del XXI secolo.
Tra Biologia e Cura: I Robot Entrano nella Società.
Uno dei momenti più intensi e concreti del congresso è stato l’intervento di Roberto Mancin (Università di Padova, nonché apneista paralimpico), intitolato “Robo simbiosi… In apnea. I-Elio e le storie tese in Pediatria”. Mancin si è presentato sul palco insieme a I-elio, il primo robot sociale “made in Italy” progettato per supportare e distrarre i bambini durante le procedure pediatriche. I-elio, che ha già giocato con oltre 1000 bambini a Padova, ha incarnato visivamente l’etica della cura e il potenziale simbiotico della tecnologia.
Sul fronte opposto, quello del Deep Tech radicale, il bioingegnere Domenico Stigliani (CEO di Manava Plus) ha scosso la platea illustrando i confini della bio-ibridazione nel suo intervento “Dalla scimmia al robot, passando per l’uomo”. Mostrando come la sua azienda integri organoidi cerebrali umani (tessuti cerebrali coltivati in laboratorio) e chip neuromorfici, Stigliani ha svelato che il ponte fisico tra biologia e silicio esiste già, e la roboetica è chiamata a normarlo adesso.
La transizione verso questa convivenza ha trovato spazio anche nelle riflessioni del medico e bioeticista Antonio Monopoli, che ha introdotto la “Psicorobotica” come cornice fondamentale per comprendere i processi interni dei robot intelligenti, e del professor Mario Pireddu, autore de L’Intelligenza Artificiale e i suoi fantasmi, che ha sottolineato la necessità di andare “Oltre l’umano e oltre lo strumento” per educare le nuove generazioni a una cittadinanza digitale simbiotica.
Il Pop-Cultura come Laboratorio Etico: Videogiochi e Cyberumanesimo
La roboetica non si costruisce solo nei laboratori, ma anche attraverso la cultura di massa e i media digitali.
Il giurista statunitense Josh Gellers (University of North Florida e autore di Rights for Robots) ha spiegato nel suo talk come la fantascienza e i videogiochi offrano lezioni fondamentali e “modelli di simulazione” per progettare una governance etica della robotica nel mondo reale.
Proprio sul medium videoludico come eccezionale palestra morale si sono concentrati i contributi di due note psicologhe e videogame therapist:
Erika Di Siano ha dimostrato come capolavori interattivi del calibro di Detroit: Become Human fungano da veri e propri laboratori etico-cognitivi in cui l’utente sperimenta in prima persona l’antropomorfismo e i dilemmi morali legati ai diritti degli androidi.
Lorenza Celiberti ha analizzato la “psicologia giocabile” nei contesti clinici, evidenziando come l’interazione virtuale guidata aiuti la granularità emotiva e la regolazione dei sentimenti complessi.
A fare da collante comunicativo e critico tra queste visioni ci hanno pensato Marco Camisani Calzolari, pioniere del digitale e alfiere del cyberumanesimo, che ha ribadito il diritto dei cittadini a una tecnologia che rimanga sicura e profondamente umana, e Gabriele Gobbo (Vicepresidente del Digital Security Festival), che ha portato una sferzata di realismo critico introducendo il provocatorio concetto di “Violenza Domestica Sintetica”, i nuovi abusi psicologici e digitali che possono consumarsi tra le mura domestiche digitalizzate.
Una Nuova Architettura Sociale
Il Congresso di Milano-Bicocca ha dimostrato che considerare un algoritmo complesso o un droide antropomorfo come un “interlocutore attivo” non è più un’utopia per appassionati di fantascienza.
Se la macchina partecipa alla cura dei nostri anziani e dei nostri bambini, co-produce l’arte, supporta la medicina e condivide i nostri spazi emotivi, l’architettura dei nostri codici civili deve evolvere. L’essere umano non è più il dominatore solitario dell’ecosistema cognitivo, ma un co-abitante biologico. Il futuro, come emerso chiaramente a Milano, non appartiene alla sostituzione dell’uomo, ma alla sua simbiosi consapevole con la macchina.
Sul nostro canale YouTube tutti gli interventi :
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